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Maha Shiva Ratri – La grande notte del Signore Shiva

Maheshvara, il Signore supremo; Mahayoghi, l’asceta supremo; Nataraja, il re dei danzatori; Mahakala, il Signore del tempo; Kameshvara, il Consorte di Kameshvari, il Signore Shiva, conosciuto con numerosi nomi e forme, è in ambito induista uno degli aspetti del Divino più noti anche in Occidente.

La Maha Shiva Ratri, “la grande notte del Signore Shiva”, è la festività solenne dedicata a Shiva.

Il quattordicesimo giorno di luna nuova, Krishna Paksha Chaturdashi, di ogni mese, è Shivaratri. Tuttavia, la ricorrenza che cade nel mese di Phalguna (febbraio-marzo) ha acquisito il titolo di Maha Shiva Ratri divenendo la principale.

Shiva, il benevolo Signore della trasformazione

Il nome Shiva significa “benevolo”, eppure rappresenta il terribile Dio dalla natura indomita, il Dio della distruzione e dell’ascesi.

Con il suo carattere ambivalente, rappresenta la bipolarità dell’Altissimo, “la forza creatrice” e il potere distruttivo, che si distacca dal mondo e si trasforma in una sublime e suprema entità permeata di compassione verso tutti gli esseri.

L’iconografia di Shiva

Shiva appare nell’epoca moderna in una figura estremamente affascinante che contiene una raffinata rappresentazione cosmogonica ed una perfetta sintesi delle qualità e potenze del Dio: il Signore Nataraja. Shiva è, infatti, il danzatore eterno, il signore della musica e della danza. L’intero atto cosmico della creazione, mantenimento e distruzione sono regolati dal ritmo e dalle sue innumerevoli forme.

Bronzi e bassorilievi in pietra che hanno per soggetto questo tema dimostrano un’evidente evoluzione iconografica. Shiva nelle forme più semplici ha pochi attributi, è all’inizio della sua danza, all’inizio della creazione, e dal suo piede sollevato lentamente emanano le forme. Poi la sua figura diventa più particolareggiata, attorno a lui appare il cerchio di fiamme, ed i suoi passi diventano più elaborati. Nell’impeto della danza la sua figura è sempre più complessa, i suoi capelli rappresentano la sua energia che è completamente disseminata nella manifestazione, e con le sue molteplici braccia danza intricati ritmi. L’attività di Dio nel mondo è la sua danza: Shiva Nataraja è il re dei danzatori, il cosmo è il suo teatro.

Un’altra rappresentazione di Shiva sottile ed estremamente simbolica è il linga (letteralmente “segno”), l’espressione dell’Assoluto senza forma. Il linga, simbolo della potenza trascendente che non può essere espressa in una forma iconografica, racchiude la parte centrale del culto di Shiva.

Miti su Shiva Ratri

Alla Mahashiva-ratri sono associati diversi miti contenuti in molti purana.

Uno di questi lega tale ricorrenza al matrimonio tra Shiva e Gauri. Un altro narra che, in questo giorno, Shiva eseguì la sua famosa danza della creazione, tandava.

Nel Linga-purana si racconta di come Shiva si sia manifestato nella forma di lingodbhavamurti – espressione aniconica del Dio e simbolo della creazione, un cosmogramma. Nel mito Shiva manifesta la sua straordinaria potenza nella forma di linga attraverso la quale Egli è adorato come nishkala, senza forma e senza nome.

Le fiamme scaturite dalle terrificanti armi di Brahma e Vishnu potevano distruggere i tre mondi: la loro battaglia angosciava gli altri Dei che assistevano paralizzati dal terrore.

Improvvisamente un bagliore indescrivibile interruppe la lotta tra Brahma e Vishnu e tutte le loro armi si disintegrarono in una immensa colonna di fuoco che inaspettatamente si manifestò davanti a loro. I due Deva si chiesero quale fosse la natura dello strano e potente fenomeno che andava oltre i loro sensi e i loro poteri. Quindi, abbandonato lo scontro, si allearono per trovare, rispettivamente, l’inizio e la fine di quella colonna.

Vishnu, nella forma di cinghiale, scavò negli abissi della terra, finché esausto tornò senza successo. Brahma, nella forma di cigno, volò alto nei cieli. Nel suo viaggio che sembrava non avesse mai fine, incontrò un fiore e gli chiese: “Chi sei, da dove vieni?”. Il fiore, Ketaki, rispose di venire dal centro della colonna di fuoco e lo rassicurò che nessuno mai avrebbe potuto vederne l’inizio. Brahma, allora, chiese la sua complicità per testimoniare a Vishnu di aver finalmente trovato l’apice della colonna di fuoco.

Dopo che egli, al suo ritorno, ebbe riferito a Vishnu l’esito della sua impresa, immediatamente dalla colonna di fuoco uscì Shiva che si manifestò in tutta la sua grandezza. Shiva si adirò terribilmente con Brahma per aver mentito e lo maledì a non ricevere il culto in nessun tempio (ciò spiega anche perché in India non ci siano molti templi dedicati a Brahma). Maledì anche il fiore Ketaki a non essere mai più usato nel rituale di adorazione. Spiegò che loro stessi erano nati da Lui e che in seguito si erano divisi in tre aspetti a formare la Trimurti.

In un altro mito, si narra che un uomo di un villaggio, grande devoto di Shiva, un giorno si recò come di consueto nella foresta a raccogliere legna. Quando scesero le ombre della notte e l’oscurità pian piano avvolse la foresta, egli non riuscì più a ritrovare la via del ritorno. Spaventato dal terribile ruggito delle tigri che si aggiravano nel buio, si rifugiò tra i rami di un albero di Bilva. Passavano le ore, ma il povero uomo non trovava il coraggio di lasciare il suo rifugio. Per restare sveglio, iniziò a lasciar cadere a terra le foglie che staccava dai rami, recitando il nome di Shiva e così intento trascorse tutta la notte. Quando le prime luci dell’alba rischiararono la foresta, l’uomo vide che, dove aveva lasciato cadere le foglie, era spuntato uno Shiva linga: la sua profonda devozione lo aveva protetto dai pericoli e aveva prodotto la straordinaria apparizione.

Secondo la tradizione, da allora nacque l’usanza di celebrare una notte (ratri) in onore del Dio Shiva, recitando in suo onore preghiere ed inni, praticando digiuno e austerità, compiendo riti e meditando sulla sua forma.

 

Pratiche al tempio in occasione di Maha Shivaratri

Con la gioia risplendente sui volti, i devoti iniziano i preparativi di questa festività con il sorgere del sole del giorno di Shivaratri e proseguono con le celebrazioni, per tutta la notte, fino all’alba del giorno successivo.

Nei templi e nelle famiglie più ortodosse le celebrazioni iniziano con un bagno rituale – meglio se nelle acque del Gange – e seguono con una puja a Shiva, una ogni tre ore, con acqua, latte, miele, foglie di bilva, incensi e lampade a olio.

Dai templi risuonano le grida di devozione e di invocazione a Shiva, accompagnate dai rintocchi delle campane, dai profumi di incensi e dalla luce delle lampade oscillanti che illuminano la Sua immagine. File interminabili di fedeli, soprattutto donne, accorrono per portare le loro offerte e ricevere il darshana, la visione, della Divinità.

Shivaratri è cara alle donne

Shivaratri è una festività attesa con particolare entusiasmo dalle donne sia sposate sia nubili, che osservano il digiuno e offrono puja alla Dea Parvati, la consorte di Shiva. Gauri è Colei che dona ogni prosperità: un buon marito simile a Shiva a chi desidera trovarne uno, la protezione del marito e una lunga e felice vita matrimoniale.

Voti e ascesi

Shiva è l’asceta per eccellenza e non stupisce quindi che la Mahashiva-ratri sia soprattutto un’occasione per praticare austerità, tapas, e osservare dei voti, vrata.

Molti restano svegli tutta la notte, jagarani, alcuni mangiano solo frutta e bevono latte, altri ancora non assumono neanche una goccia d’acqua e praticano il digiuno, upavasa.

Meriti dei voti

Le Scritture affermano che i voti durante la Mahashiva-ratri aiutano a controllare le forze più istintive, quelle legate a rajas (l’attività passionale) e a tamas (l’inerzia)e a sviluppare le qualità nobili (sattvike) quali la generosità e la conoscenza.

Queste osservanze sono, infatti, associate alla ripetizione dei nomi di Dio, degli inni e dei canti in Sua lode. La mente, in questo modo, è concentrata sulle qualità Divine e si purifica.

Si ritiene che questa celebrazione assolva gli esseri viventi dai propri errori, purifichi il karman e acceleri, così, il percorso verso la realizzazione di Dio, mukti.

Shiva protegge e benedice con ogni bene materiale e spirituale tutti coloro che Lo venerano; Egli è, infatti, Ashutosha, facilmente compiaciuto dalla devozione dei devoti; è bontà suprema, Shankara.