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Induismo » Concetti fondamentali
Karma e samskara - ciclo delle rinascite

 

Tra i concetti fondamentali dell'induismo vi è quello di Karma, inteso come responsabilità, ossia la possibilità di realizzare la propria natura divina attraverso l'azione consapevole e quello di Samsara, il ciclo delle incarnazioni.

Samsara è il cerchio della nascita, della morte, della rinascita, della nuova vita e poi ancora della morte, e così all'infinito.

La legge universale di causa-effetto che regola ogni fenomeno naturale come ogni evento e azione dell'uomo, è conosciuta come karma ed è strettamente legata al concetto di reincarnazione. Anzi, il karma è il fattore essenziale, il perno che sostiene la teoria della reincarnazione. I desideri accumulati nelle esperienze sono la spinta essenziale che, fino al suo totale esaurimento, determina il fenomeno del ritornare in un altro corpo.

L'esperienza del passaggio di stato tra la vita e la morte trova similitudine nel passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno profondo in cui l'anima individuale (jiva) è completamente staccata dal corpo, così come nell'esperienza della morte. Ma inevitabilmente si pone una domanda: perché si passa da uno stato all'altro?

L'anima torna ad assumere un corpo a causa dell'ignoranza (avidya) e dell'impulso a soddisfare i desideri, i quali costituiscono quei legami che condizionano l'esistenza e il ciclo delle rinascite.
Il loro appagamento porta a sua volta altre impressioni, quindi, in realtà, non vengono mai soddisfatti completamente, anzi aumenta la loro intensità. Così si trascorre la vita alla ricerca di un appagamento impossibile e si continuano a produrre sempre più legami.

Le azioni determinano passato, presente, futuro, e l'uomo è l'architetto del proprio futuro e del proprio destino.

Ogni esperienza, emozione, azione crea "un'impressione". Una metafora può chiarire il concetto. Le impressioni, dette samskara, sono come dei "semi" che vengono depositati in un "granaio", la nostra mente inconscia (citta). Ciascun "seme" racchiude in sé la "potenza" del desiderio. Il desiderio di vivere quella determinata esperienza o di ottenere quel frutto, determina il germogliare. Il ripetere le stesse azioni o le stesse esperienze dà molta forza e potenza a quel seme che, come nutrito dal sole e dall'acqua del desiderio, germoglierà.


In realtà, non tutti i semi che vengono raccolti in una vita avranno la possibilità di germogliare, ma solo i più forti. Gli altri rimarranno nel granaio, ma la loro potenza, il desiderio di una loro fruizione, determinerà la rinascita, il ritornare in un corpo, e quindi il poter germogliare.

Il karma della vita, dell'esistenza attuale sono i semi già germogliati (che hanno determinato quel tipo di corpo, quelle tendenze e così via). I semi non germogliati sono quel karma latente, potenziale che determinerà le vite future oppure talvolta sboccia improvvisamente, inaspettatamente.

Il fine dell'uomo è liberarsi da queste "impressioni", vuotare il granaio, compiere azioni pure, in conformità al dharma, e così consapevoli che non produrranno più semi e si arriverà alla conoscenza del Sé, alla liberazione.

Si hanno molte definizioni di karma, in base alle sue caratteristiche o alla sorgente che lo produce. Ad esempio, oltre al karma che ha origine dal sé soggettivo, vi è il karma che è effetto del mondo fenomenico e ambientale, o di influenze astrali nel momento della nascita.
Fondamentale è comprendere che la legge del karma non è rassegnazione o fatalismo, bensì responsabilità nell'agire: "ciò che si semina si raccoglie" secondo un principio di causa-effetto.La sofferenza nasce dall'ignoranza metafisica.

Seguendo il dharma e attraverso l'agire disinteressato, l'uomo supera i condizionamenti da lui stesso generati e conquista l'unica vera libertà, quella dal proprio ego. La nascita e la morte non sono altro che momenti di mutamento nell'eterno flusso della vita.

La fruizione dei desideri accumulati nelle esperienze è la spinta essenziale che, fino al suo totale esaurimento, determina il fenomeno di ritornare in un altro corpo.

Dissolvendo il velo della separazione e dell'ignoranza, si realizza lo scopo unico della vita, la realizzazione del Sé immortale.

Tutte le tradizioni induiste credono fermamente nella reincarnazione o meglio nel rinnovarsi della vita, punar-janman, e nel rinnovarsi della morte, punar-mrtyu in un continuo ciclo di nascita e morte detto samsara e sostengono che l'uomo deve passare attraverso una serie indefinita di esistenze, assumendo svariati corpi, minerale, vegetale, animale, oltre che umano, e addirittura celeste, in accordo alla forza del karma accumulato nel compimento delle azioni passate.

Si può dire che l'indù non discute, non rifiuta, non afferma il concetto di reincarnazione: lo pone come dato di fatto. Gli asceti sperimentano dure austerità e particolari discipline, per ottenere una nascita superiore nei pianeti paradisiaci,o per liberarsi del tutto dal ciclo di morti e rinascite.

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