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Yajur Veda
La parola yajur deriva dalla radice yaj, che significa "adorare", dalla quale deriva la parola yajna (adorazione sacrificale). Così come la parola rig significa "inno", nella parola yaj sono contenuti i caratteri della procedura ritualistica dello yajna, infatti il proposito dello Yajur Veda è di conferire ai mantra del Rig, che appaiono in forma di inni, una specifica connotazione al fine dell'adorazione.
Oltre alla parte estrapolata dal Rig Veda, lo Yajur contiene una sezione in prosa specifica per lo svolgimento di differenti rituali.
Nel rito, e nella parola yajna, è implicito il concetto di ahimsa.
In tutte le raccolte in riferimento allo yajna viene usato l'aggettivo adhvara, derivante dalla radice dhvrii che significa non infierire, quindi indica che il Veda non ammette alcuna forma di violenza in nessun tipo di sacrificio.
Purtroppo molte interpretazioni errate, in particolare quelle esposte in lingua inglese, e non solo da parte degli studiosi occidentali, hanno contribuito a creare numerosi errori che sono perdurati fino ad oggi destituendo i Veda dei loro valori di umanità, universalità e rispetto per ogni forma vivente, per ogni forma dell'universo.
Lo Yajur Veda è il Veda più diffuso e praticato al giorno d'oggi, in particolare il Shukla Yajur Veda nel nord India e il Krishna Yajur Veda al sud.
Il verso di apertura dello Yajur Veda è di invocazione, di auspicio, di prosperità. Si invocano il cibo, il vigore, i soffi vitali ed esotericamente gli elementi e il corpo sottile.
Le vacche rappresentano i pensieri o, più precisamente, le qualità positive dell'uomo e si auspica che non debbano essere uccise dalle forze del male. - (tratto da Induismo 3)
