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Gandharvaveda

Il terzo Upaveda è il Gandharvaveda, la "scienza della musica e della danza".

La recitazione del Veda, in particolare del Sama Veda, accorda grande importanza alla notazione musicale e al suono così che la scienza dei suoni e dell'acustica, con enfasi al canto musicale, raggiunse eccellenti gradi di perfezione.

"Colui che conosce le sfumature del suono del liuto,grazie alla conoscenza della shruti e della combinazione delle scale delle note, e ha la comprensione di ciò che è reale, senza sforzo raggiunge il fine ultimo, moksha."

Le discipline della danza, della musica e del canto aiutano ad ottenere una mente sottile che può percepire la profondità della creazione.

L'interrelazione tra tutti gli esseri del creato è la stessa che esiste tra le note musicali; la manifestazione è una straordinaria melodia come un raga nel quale le note, unendosi, deliziano la mente.

La straordinaria sapienza che deriva dalla conoscenza mantrica comprese le note dai suoni dell'universo e della natura, codificò i gesti delle mani come mezzi per evocare, finché queste arti, essenziali nel rituale, presero corpo.

Già nell'India più antica troviamo riferimenti a una ricca varietà di strumenti: a percussione, a fiato, a corde, molti dei quali sono sopravvissuti fino ad oggi.

La musica era considerata un mezzo per giungere a Dio.

Il Veda e lo Zend-Avesta della religione di Zoroastro furono i primi testi nella storia dell'uomo ad occuparsi di tale arte sublime.

Il Gandharvaveda offre una visione globale delle belle arti che ispira ed educa gli artisti a un'esperienza intima per scoprire e realizzare la propria Natura essenziale. Grandissima importanza ha l'espressione artistica nella quale si realizzano i principi dell'estetica indiana. Arte significa interpretare il bhava, sentimento ed emozione, e il completamento di questa espressione è il rasa. Rasa è l'esperienza estetica di un'opera artistica, è la qualità di comunicare tra l'artista e l'auditorio, è la bellezza dell'arte presentata dall'artista che offre una straordinaria chiave di lettura delle emozioni umane.

I concetti di "emozione" e "sentimento" nell'esperienza estetica ricorrono significativamente in un termine che denomina una delle sei danze classiche dell'India, il Bharata Natyam. Natyam significa rappresentazione teatrale, e Bharata non sembra riferito semplicemente al saggio Bharata, che codificò il trattato per eccellenza sulla danza e la musica, il Natyashastra. Il significato semantico del termine affiora dalla suddivisione della parola in ba=bhava ra=raga ta=tala, quindi "rappresentazione di sentimenti attraverso una struttura melodica su una base ritmica".

Nella danza i differenti ruoli dell'artista caratterizzano le emozioni, bhava, e gli stati d'animo. Come nella realtà, a seconda delle situazioni, si assumono differenti ruoli: una persona, ad esempio, rimanendo sempre se stessa, può essere padre-madre, fratello-sorella, figlio-figlia, marito-moglie, amico-amica, così l'artista interpreta la vita. Nella vita, il Sé è distinto dai ruoli, esattamente come l'artista dai personaggi che interpreta. Similmente nell'arte avviene qualcosa di sublime, il bhava evoca un rasa. L'artista può aiutare a comprendere il "gioco della vita", a non immedesimarsi nei ruoli, ma a ricordare sempre che il vero Sé è un testimone. Così è per i mistici e i saggi che hanno conosciuto l'immutabile Sé e che vivono la creazione in piena libertà ed armonia; le loro esistenze sono un gioco del Signore e le loro emozioni, bhava, abbelliscono le loro vite come rasa. Lo stesso significato di rappresentazione estetica si ha nella musica, nell'infinita combinazione delle note che rappresentano gli elementi della natura, che racchiudono il sommo mistero della creazione nella sua forma più sottile: la forma vibratoria del suono.

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